EMERGENZA COVID IN FONDERIA: LO STATO NON ESISTE

Sono certo che sarai d’accordo con me: se possiedi una fonderia ti sarai accorto che lo Stato non esiste.

In quello che possiamo considerare uno dei periodi più bui della nostra repubblica, proprio quando avevamo bisogno di un supporto concreto, protezione, aiuto, speranza, positività, una mano affettuosa e materna che si appoggiava sulla nostra spalla e ci proteggeva come una vera madre protegge e accudisce i suoi figli, siamo stati abbandonati a noi stessi nella vana speranza di promesse non ancora mantenute, in balia di azioni che hanno scavato una fossa ancora più profonda che separa i cittadini di serie A dai cittadini di serie B.

Conosco persone che, ad oggi, dopo 5 mesi dall’inizio dell’inferno chiamato “lock down”, non hanno ancora ricevuto un centesimo di cassa integrazione dallo Stato.

Eppure lo stesso Stato, la stessa madre che ha dimenticato i suoi figli in balia della tempesta del secolo, non ha dimenticato in passato di effettuare una serie di tagli, soprusi, forzature, oltraggi che abbiamo dovuto subire, dovendo inventare l’impossibile per restare  galla e arrivare a fine mese con le nostre aziende.

Ecco cosa avresti potuto leggere in un articolo del 2016…

“Negli ultimi 20 anni il gettito tributario è aumentato dell’88%, da 258 a 486 miliardi di euro, il Pil nominale (a prezzi correnti) è cresciuto del 64% e quello reale del 9%.

Ogni volta che i governi italiani hanno voluto risanare i conti, lo hanno fatto alzando le imposte.

E quando il peso del fisco calava, saliva sempre il debito.”

Posso anche rincarare la dose…

Quella italiana degli ultimi 20 anni è una storia piena di tasse.

Quando il Pil aumenta è normale che anche il gettito tributario si incrementi.

Ma se il primo ristagna o cresce poco, una pressione tributaria asfissiante sottrae risorse che potrebbero essere destinate a consumi e investimenti, cioè a creare lavoro e migliorare la qualità della vita.

Pazienza se a fronte di maggiori tasse fossero erogati servizi sociali, ma non è il caso dell’Italia.

I tributi servono per lo più a pagare sprechi e corruzione del passato (sotto forma di interessi sul debito pubblico) e del presente.

Come vedi ci siamo preparati all’arrivo dell’emergenza Covid nel migliore dei modi…

I maggiori incrementi del gettito tributario  si sono avuti tra il 1996 e il 1998 (governo Prodi, ministro del Tesoro Ciampi), nel 2006-2007 (ancora Prodi) e nel 2012 (Monti).

Nel frattempo la pressione tributaria – il rapporto tra tasse e Pil – è passata dal 26% al 30%.

Nel 1995 il rapporto deficit/Pil raggiungeva il 7,3%.

Molti ricorderanno il contributo straordinario per l’Europa, che nel 1997 fruttò all’erario 4.900 miliardi di lire (2,5 miliardi di euro).

Con quasi 30 miliardi di euro di tasse in più in un anno, la tosatura fu generale.

Quell’anno le imposte dirette aumentarono del 10%, le imposte indirette del 9% (da 1,6 a 3,2 miliardi di euro le imposte governative) e quelle in conto capitale del 151% (oltre alla già citata tassa per l’Europa altri 3,5 miliardi di euro furono rastrellati con una ritenuta d’acconto sul Tfr).

E quando l’Istat rese noti i conti nazionali del 1997, redatti secondo le regole del Sec1979 allora vigente, il deficit/Pil era al 2,7% e l’euro era a portata di mano.

Oggi, con l’introduzione delle nuove regole di contabilità nazionale (il Sec2010), si scopre che nel 1997 il rapporto deficit/Pil era al 3%.

Senza il maggior gettito di 30 miliardi di euro il risultato sarebbe stato tra il 5,4% e il 5,7%.

Gli italiani per passare dalla lira all’euro hanno pagato non poco.

Ma in quegli anni non eravamo consapevoli del fatto che il peggio doveva ancora arrivare: uno tsunami sanitario planetario che avrebbe salvato i Paesi più virtuosi e schiacciato inesorabilmente i Paesi più deboli, in mano alla criminalità organizzata, prosciugati nelle loro risorse economiche da corruzione, disonestà, inefficienza e mala gestione cronica.

Ecco il risultato più evidente per chi si trova nella schiera degli onesti, dei lavoratori che con innumerevoli sacrifici tengono alta la bandiera della loro patria, dei nostri anziani che hanno combattuto rischiano la loro vita per liberare la loro nazione dal nemico invasore per trovarsi abbandonati e indifesi nei luoghi che avrebbero dovuto garantire loro protezione, che avrebbero dovuto assicurare loro un passaggio dignitoso attraverso il fiume sorvegliato da Caronte e che sono morti nel modo peggiore, con sofferenze indicibili, senza cari che dessero loro l’ultimo saluto, trasportati in luoghi sperduti da camion militari, bruciati e spediti al mittente con le relative spese di mala gestione di un’emergenza sanitaria infinita e cercata con tagli folli a servizi già fragili ed inesistenti.

Vergognati Sato sanguisuga che difendi i diritti di alcuni cittadini (di serie A) e lasci allo sbando coloro che ti hanno permesso di prosperare in questi anni.

Mi unisco al lutto di tutti i miei concittadini e li esorto ad andare avanti a testa alta, a reagire e a restare uniti per non permettere più lo scempio che tutti noi abbiamo visto nei momenti più drammatici di questa emergenza infinita.

Oggi ci troviamo ad affrontare anche un’altra grande emergenza collegata a quanto accaduto nel periodo del lock down: un settore industriale asfittico in attesa di una enorme quantità di ossigeno che nessuno può acquistare perché mancano i soldi per i cittadini onesti, ma pur sempre di serie B, quindi degni della sorte dei passeggeri della terza classe del Titanic.

Ricordiamo tutti insieme che abbiamo il diritto e il dovere di reagire, di risollevarci, di continuare ad investire nelle nostre realtà industriali, nei nostri sogni trasformatisi in incubi dai quali nessuno ha interesse a fasci svegliare perché dobbiamo vivere nella paura, a testa china ed evitare assembramenti nel corso dei quali potremmo condividere pericolose opinioni sull’accaduto.

Io sono Roberto e ho deciso di non farmi influenzare da questa situazione, di continuare imperterrito per la mia strada, di offrire il mio servizio a chi ha enorme bisogno (oggi più che mai) di crescere ed investire nella sua fonderia oramai schiacciata e abbandonata a se stessa da una piovra gigante, assetata di liquidità e affamata dalla corruzione e dalla smania di potere.

Se non hai più il lavoro dei tempi migliori, se i tuoi impianti lavorano al 40% della loro potenzialità, se gli ordini non arrivano, è questo il momento di crescere e di fare formazione perché quando il lavoro ripartirà non avrai più il tempo necessario per crescere e sistemare una volta per tutte le tue inefficienze.

Non abbatterti; se lo Stato ti ha abbandonato a te stesso (e non è la prima volta che lo fa, perché hai avuto più occasioni per constatare questa amara realtà) non ti resta che una cosa da fare: investire nella ricerca della massima efficienza per la tua fonderia altrimenti rischierai di morire lentamente in un ambiente cianotico e spento.

Pensandoci bene, forse, non è vero che lo Stato nella tua fonderia non esiste.

Infatti, si è ricordato di te quando, alla riapertura, ti ha imposto alcune regole per la gestione del Covid-19 che hanno contribuito ad aumentare la burocrazia e i costi generali della tua azienda.

Si è ricordato di te quando ha steso una lista di sanzioni pecuniarie nel caso in cui non ti fossi adeguato al 100% alle regole che ti ha imposto all’apertura posto lock down.

…con il senno di poi, osservando come altri Paesi hanno affrontato e stanno affrontando questa emergenza planetaria, mi viene da pensare che, pur con le risorse inesistenti che ci troviamo in questo momento, ce la stiamo cavando, alla meno peggio, ma ce la stiamo cavando…

Conclusione: come per magia ecco aggiungersi altri costi a quelli stellari già presenti che ti servono per pagare la gestione della tua azienda, i salari dei tuoi dipendenti (ma questa è solo una minima parte) ma, soprattutto, le pretese strozzine del tuo socio di maggioranza che mai lavora per te, che pretende di essere pagato in anticipo dandoti in cambio pochissime briciole, che premia i suoi soci esperti in materia di equità fiscale e li induce a trovarti in fallo rendendo le regole del gioco sempre più complesse, incomprensibili e ingestibili da parte degli imprenditori comuni.

Quindi un giorno ti svegli e ti rendi conto che hai sempre fatto parte dello schieramento sbagliato (intendo dire quello dei cittadini di serie B) e ti rendi conto che devi fare qualcosa per cambiare la situazione, ma da solo non puoi fare nulla.

Certo … perché, purtroppo, noi siamo soli, siamo disuniti, veniamo da una cultura che abbiamo ereditato dal grande impero romano e che basa le sue radici e il suo successo su una regola semplice ma geniale “…dividi et impera…

Devo dire che chi sta nelle stanze dei bottoni sta seguendo questa regola alla perfezione, e noi ci siamo cascato in pieno da oltre 70 anni.

Non abbiamo uno spirito di unità radicato come il popolo francese, che ha fatto sentire la sua voce collegiale pur avendo subito molte meno angherie del suo popolo fraterno transalpino.

Torniamo alla tua fonderia, perché di pressofusione stiamo parlando e dobbiamo trovare una soluzione da soli, senza l’appoggio di nessuno, combattendo una lotta quotidiana con le inefficienze della tua azienda (purtroppo solo una minima parte, alle quali puoi porre direttamente rimedio) e le asfissianti inefficienze di una macchina mangiasoldi che pesa come un enorme macigno sulla tua testa e resta ancorata alla tua schiena con enormi e innumerevoli ventose (qui, purtroppo, senza lo spirito dei cugini transalpini, non puoi fare nulla).

Cosa puoi fare concretamente per cambiare direzione e prendere la strada maestra che ti permetterà di superare questa maledetta e infinita emergenza sanitaria?

Cosa potrà aiutarti a rinforzare la tua schiena, che sta reggendo il peso enorme di una macigno inutile ma impossibile da eliminare?

Come puoi gestire una situazione che oggi è latente ma domani potrebbe accelerare improvvisamente e senza preavviso?

Ricorda che le pochissime, inutili, finte risorse che lo Stato ha detto di distribuire ai suoi cittadini con una “…potenza di fuoco mai utilizzata sino ad oggi…” dovranno essere restituite con gli interessi alla Comunità Europea, padrona incontrastata della nostra patria, delle nostre aziende, di noi stessi e dei nostri figli: basta un colpo di bacchetta magica e lo “Spread” deciderà le sorti della tua fonderia.

Ecco cosa puoi fare concretamente.

Per moltissimi anni (dal boom economico fino a una decina di anni fa) le aziende hanno prosperato con margini che coprivano ampiamente le loro inefficienze e le voragini dello Stato sanguisuga.

Oggi devi puntare sull’efficienza, sulla riduzione dei costi di produzione, sull’ottimizzazione della cadenza produttiva degli impianti, sugli investimenti in tecnologia efficiente ed ecocompatibile, sulla formazione che ti permetterà di raggiungere un risultato eccezionale ma indispensabile: l’abbattimento drastico degli scarti di fusione.

Questa è la strada maestra che ti permetterà di superare con lungimiranza la montagna ripida e tortuosa che è cresciuta fuori dai cancelli della tua azienda.

Ricordo perfettamente il momento nel quale uno dei miei clienti ha capito tutto questo e ha deciso di prendere una strada differente rispetto a quella che era abituato a percorrere, perché ha sempre fatto così e non conosceva altri modi di lavorare.

Poi è arrivato il momento della consapevolezza e ha capito come doveva intervenire e dove doveva investire per cambiare drasticamente le sorti della sua fonderia.

In pochissimo tempo la situazione si è ribaltata a suo favore, con benefici tangibili e duraturi nel tempo.

Abbiamo intrapreso un percorso che oggi stesso sta dando risultati eccezionali: insieme abbiamo raggiunto l’obiettivo di aver effettuato test di produzione in fonderia con il giusto metodo di regolazione del processo.

Nel dettaglio, ecco cosa abbiamo ottenuto.

-Riduzione degli scarti – con i tuoi clienti non puoi scherzare.

Gli scarti di produzione si sono ridotti drasticamente.

Ecco il sorprendente feedback ottenuto dalla galvanica in alcuni casi: SCARTO 0%.

-Riduzione dei costi di produzione – ciò che non si butta si vende, produce fatturato!

I costi delle continue rifusioni di materia prima sono stati drasticamente tagliati.

Le inefficienze produttive di un errato accoppiamento stampo (troppo piccolo) – macchina (troppo grossa) sono radicalmente rientrate.

Il costo orario di produzione di una macchina troppo grossa si ripercuote inesorabilmente anche sul costo di produzione.

-Riduzione del costo pezzo – il costo delle inefficienze dovute agli scarti è andato a beneficio del costo pezzo del cliente.

Consideriamo l’intera catena produttiva: fusione, vibrofinitura, pulimentatura, lucidatura, galvanica, verniciatura, ecc…

Prima dell’implementazione del sistema di produzione attuale in fonderia, il cliente si accorgeva all’ultimo processo che la fonderia aveva prodotto pezzi scarti.

Ora, grazie all’utilizzo di un metodo che permette di progettare correttamente i parametri di processo, di effettuarne la migliore regolazione e di procedere al migliore monitoraggio in linea della qualità delle fusioni, ha potuto acquisire certezze durante la produzione delle fusioni.

Grazie a queste certezze acquisite in fonderia (fusioni di eccellente qualità), il cliente ha potuto capire di avere importanti problemi da risolvere nei suoi bagni galvanici.

-Riduzione delle prove stampo – la prevenzione ha sostituito la cura.

Prima dell’implementazione del Metodo Scarto Zero, capitava di eseguire rifacimenti (anche di vari esemplari) di alcuni stampi più critici.

Oggi le prove stampo (e i conseguenti rifacimenti degli stessi) si sono drasticamente ridotte.

Questo ha permesso di ridurre ulteriormente i costi di produzione e il costo pezzo.

-Stabilizzazione del processo – oggi il cliente si è dotato di macchine di ultima tecnologia che permettono di misurare le variabili di processo con una buona precisione.

Questo perché i tecnici di fonderia hanno imparato a utilizzare i parametri della macchina (curve di iniezione, software del controllo qualità, ecc…) per controllare e monitorare nel tempo i parametri dello stampo.

In questo modo, hanno acquisito una maggiore esperienza nella corretta regolazione del processo.

-Velocizzazione della produzione – Questa azienda, prima di applicare il Metodo Scarto Zero, produceva in fonderia con una decina di macchine a ritmi indiavolati: circa 3 turni dal lunedì al venerdì, quasi 2 turni il sabato, a volte anche la domenica: infatti gli scarti di produzione erano importanti.

Oggi fanno fatica a coprire completamente il secondo turno dal lunedì al venerdì.

Ma hanno AUMENTATO IL FATTURATO!

-Produzione in qualità senza complicare la vita alla fonderia – fino ad oggi i loro tecnici di fonderia pensavano che qualità e produttività fossero in contrapposizione!

Ti dico che la realtà dei fatti si è dimostrata ben diversa.

Prova a pensare al tempo che ora evitano di buttare producendo scarti!

Inoltre i tecnici di fonderia stanno utilizzando al meglio oggetti di uso quotidiano, quali smartphone e tablet, per regolare il processo senza perdere tempo e senza complicarsi l’esistenza.

-Aumento del fatturato senza acquistare nuovi impianti – oggi il cliente ha migliorato l’efficienza della fonderia riducendo gli scarti, mantenendo lo stesso numero di impianti produttivi.

Questo gli ha permesso di aumentare la produzione, quindi il fatturato.

Inoltre si è reso conto che è inefficiente e poco produttivo utilizzare impianti troppo grossi, pensando erroneamente di aumentare la qualità dei prodotti.

Impianti più piccoli hanno costi orari di produzione minori e sono molto più veloci.

Ecco un ulteriore motivo che gli ha permesso di aumentare il fatturato senza acquistare nuovi impianti.

Provo a ripensare al momento nel quale ci siamo incontrati per la prima volta e ho osservato dall’esterno il suo metodo di lavoro.

In effetti, se per qualsiasi altra ragione il mio cliente avesse voluto continuare a fare quello che ha sempre fatto, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente…

Anche nel tuo caso, prova a pensare cosa potrebbe accadere se decidessi di percorrere sempre ed inesorabilmente la vecchia strada che ti ha permesso di restare a galla prima del Covid-19.

-Continueresti ad utilizzare impianti complessi, difficili da gestire e delicati da manutenere.

-Gestiresti in maniera improvvisata la scelta dei pistoni da montare sulle presse.

-Le cadenze produttive delle tue macchine non decollerebbero mai.

-Lo scarto incontrollato sarebbe un incubo difficilmente eliminabile.

-una devastante non conformità da parte del tuo cliente migliore sarebbe sempre dietro l’angolo.

Ecco gli importanti risultati che otterrai nella tua fonderia, se riuscirai ad applicare tutto quello che ha permesso al mio cliente di cambiare marcia e diventare un esempio di efficienza produttiva.

-Ridurrai molto velocemente gli scarti di produzione.

-Ridurrai drasticamente i costi energetici.

-Diminuirai le inefficienze produttive dovute ad un errato accoppiamento macchina – pistone – stampo.

-Imparerai a fare la manutenzione predittiva agli impianti per farli fermare solo quando lo deciderai tu.

-Ridurrai la manodopera e i suoi costi.

-Renderai i tuoi impianti più veloci.

-Tornerai a guadagnare come una volta.

-Il Covid-19 non sarà più un problema per te e per la tua azienda.

Allora, anche tu vuoi vedere decollare la produttività delle tue macchine e la qualità dei tuoi prodotti?

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Roberto Camerin

L’esperto del processo di pressofusione zama

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