DALLA ZAMA ALL’ALLUMINIO: QUANDO UNA COMPETENZA SUPERA IL MATERIALE

Dal metodo al software

Dopo anni di esperienza nella pressofusione, Roberto Camerin ha trasformato il suo metodo in Formula Foundry, un software per ottimizzare il processo produttivo.

Scopri il nuovo progetto →

Per anni ho scelto di raccontare la pressofusione attraverso due percorsi distinti: Zama Scarto Zero e Alluminio Scarto Zero. Due materiali diversi, con caratteristiche, comportamenti e criticità specifiche. Due mondi che richiedono conoscenze tecniche precise e approcci adeguati alle loro peculiarità.

Ma lavorare sulla pressofusione significa anche accorgersi che molte delle competenze necessarie per comprendere, progettare e migliorare un processo non si fermano al materiale. È proprio da qui che è iniziato il nostro percorso.

La curiosità come punto di partenza

Nel 2017 sono partito dal blog sulla zama.

Approfondire un materiale significa inevitabilmente andare oltre le sue caratteristiche generali. Significa studiarne il comportamento, osservare i problemi che si presentano in produzione, cercare di capire da dove nascono e sperimentare soluzioni diverse.

Significa, per esempio, chiedersi perché un difetto compare in una determinata zona del pezzo, cosa succede durante il riempimento, come una variazione dei parametri di iniezione possa modificare il risultato o quanto una scelta progettuale possa condizionare il processo ancora prima di arrivare alla pressa.

Nel 2022 si è aggiunto il blog sull’alluminio, non come un cambio di direzione, ma come una naturale conseguenza della curiosità che mi ha portato a continuare a osservare ciò che succede nel campo della pressofusione.

Una domanda porta spesso a un’altra.

Un parametro può essere interpretato diversamente. Un problema può avere una causa che non avevamo considerato. Una soluzione che funziona in determinate condizioni può suggerire un approccio diverso in altre.

E quello che si impara lavorando su un materiale può diventare uno spunto per comprendere meglio anche ciò che succede con un altro.

Due materiali diversi, molte competenze trasversali

Zama e alluminio non sono intercambiabili. Hanno proprietà e criticità diverse e richiedono approcci differenti. Cambiano i parametri di processo, le condizioni operative, i comportamenti durante il riempimento e la solidificazione e le problematiche che possono emergere sul pezzo.

La conoscenza di un materiale, quindi, non può essere semplicemente trasferita dall’uno all’altro senza adattamenti.

Questo, però, non significa che le competenze siano necessariamente separate.

Quando si analizza un processo di pressofusione, il materiale è solo uno degli elementi da considerare. entrano in gioco molti altri elementi, quali, ad esempio, la geometria del pezzo, il sistema di alimentazione, la gestione dell’iniezione, le condizioni di riempimento, la termoregolazione, la solidificazione e i parametri della pressa e molto altro.

Anche l’analisi di un difetto richiede spesso di mettere in relazione più variabili: non basta osservare il risultato sul pezzo, bisogna ricostruire ciò che è successo durante il processo di riempimento.

La competenza sulla pressofusione è trasversale proprio perché sa distinguere ciò che cambia da ciò che rimane.

Conoscere materiali diversi permette di fare confronti, individuare relazioni e mettere continuamente alla prova ciò che si è imparato. Non per applicare la stessa soluzione ovunque, ma per avere più strumenti con cui interpretare un problema e capire quali elementi dipendono dal materiale e quali appartengono invece al processo nel suo insieme.

Da un materiale all’altro, senza smettere di cercare

È anche per questo che sono nati i blog Zama Scarto Zero e Alluminio Scarto Zero.

Sono stati due percorsi editoriali distinti, costruiti intorno a materiali diversi, attraverso i quali ho approfondito e condiviso una parte sempre più ampia delle mie conoscenze sulla pressofusione.

Quel percorso mi ha permesso di studiare, sperimentare, confrontare e raccontare.

E mi ha ricordato una cosa semplice: la conoscenza non è un punto di arrivo.

Se c’è qualcosa che può essere capito meglio, vale la pena approfondirlo.

Se c’è qualcosa che può essere fatto meglio, vale la pena provarci.

Anche quando provare significa mettere in discussione quello che già si conosce e accettare la possibilità di aver sbagliato in passato o di dover cambiare approccio nel presente.

È parte del mio modo di lavorare: non smettere di fare domande e non considerare definitivo ciò che può ancora essere migliorato.

Dalla conoscenza alla condivisione

La ricerca, però, diventa ancora più utile quando può essere condivisa.

È per questo che ho sempre scelto di raccontare ciò che ho studiato e sperimentato: un approfondimento tecnico, l’analisi di un difetto o una riflessione su un parametro di processo possono partire da un caso specifico, ma diventare un’occasione per guardare un problema da un’angolazione diversa.

Perché dietro a un pezzo che presenta un difetto, a un riempimento non corretto o a un parametro che non produce il risultato atteso, raramente esiste una sola variabile da correggere.

Serve capire il sistema, mettere in relazione le informazioni disponibili e distinguere ciò che è causa da ciò che è soltanto una conseguenza.

È questo il valore che cerco di dare alla conoscenza: non una risposta valida in assoluto, ma elementi in più per capire, valutare e scegliere.

Quando la competenza supera il materiale

Ho iniziato raccontando la pressofusione attraverso due materiali e due percorsi distinti.

Oggi, però, la conoscenza costruita attraverso quei percorsi è diventata più ampia del loro perimetro iniziale.

Le differenze tra zama e alluminio restano fondamentali. Proprio la conoscenza di queste differenze permette però di mettere in relazione esperienze diverse, confrontare comportamenti e riconoscere ciò che è specifico di un materiale e ciò che appartiene invece al processo di pressofusione nel suo insieme.

A questo punto può evolvere anche il modo di organizzare e condividere queste conoscenze.

Formula Foundry nasce e cresce proprio in questa direzione: trasformare l’esperienza maturata nella pressofusione in conoscenza, metodo e strumenti concreti per chi lavora in fonderia.

Il software Formula Foundry rappresenta la parte più concreta di questo percorso: uno strumento che porta queste conoscenze nel lavoro quotidiano e le mette a disposizione di chi deve analizzare, valutare e ottimizzare un processo di pressofusione.

Anche il modo di condividere questa conoscenza può quindi evolvere. Il sito e i canali editoriali di Formula Foundry diventeranno progressivamente lo spazio in cui confluiranno anche i contenuti e le esperienze che ho costruito negli anni attraverso i blog Zama Scarto Zero e Alluminio Scarto Zero.

Non si tratta quindi di cancellare due percorsi per sostituirli con un altro.

Si tratta di riunire sotto un’unica identità una conoscenza che, nel tempo, è diventata più ampia dei percorsi editoriali con cui ho iniziato a raccontarla.

I due blog fanno parte di una storia che continua. Cambiano lo spazio e il modo in cui organizzo i contenuti, ma non cambia la curiosità che li ha generati.

Non cambia ciò che conosci

Il passaggio a Formula Foundry non significa lasciare indietro ciò che è stato costruito. Significa portarlo in uno spazio più ampio, capace di rappresentare una competenza che nel tempo si è sviluppata oltre il singolo materiale.

Zama e alluminio continuano a essere parte della mia storia e dei miei contenuti. Ma non sono più il confine del racconto.

Perché continuare a conoscere, sperimentare e mettere in discussione quello che già conosco fa parte del mio modo di lavorare. E quello che imparerò, continuerà ad essere condiviso, con la stessa professionalità e curiosità con cui ho iniziato.

Non cambia ciò che conosci.

Cambia il punto in cui lo trovi.

ROBERTO

  • Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
  • Compila i campi seguenti per incontrare Roberto Camerin